_QuAdrI_


Magdalo Mussio: Il filo di un discorso pittorico

L’esile, incorporeo tracciato delle lettere, della stesura compositiva, ma anche delle parole che accompagnano I segni e che sono le vere matrici – mentali e insieme visive – di quell “visual thinking” (di cui Arnheim ragionava e che possiamo tradurre in Tedesco “Bildhaftes Denken”): dunque un pensiero figurato. Ecco il vero embrione da cui si svilupperà buona parte della produzione artistica di Magdalo Mussio. Una produzione prevalentemente cartacea dove la parola si sposta sempre con il gesto; ma dove il segno della matita o del pennello ha sempre bisogno di un aggancio con il ricordo visivo del passato o con la visione mentale dell’ avvenire.
Certo – per un inizio di millennio come l’attuale – dominato dall’ ingordigia del consumismo (frenato solo dalle crisi economiche), da una stolta globalizzazione che vale solo a appiattire la fantasia, l’opera così rarefatta di Magdalo  rimane quasi “offesa” dall’ atmosfera che la circonda: troppa violenza, troppa grossolanità nelle tendenze odierne – dai balordi assemblaggi, ai masochismi della Body art, dalle computerizzazioni virtuali, perché quest’ opera – così cauta, così criptica – possa emergere con vigore.  Leggi tutto

Gillo Dorfles 
Febbraio 2004

English version


Ugo Carrega, 1980

Un flusso in cui i segni si alternano in un sistema di sistemi linguistici, tutti trattenuti come unico sistema (ma nel suo versante visivo): la scrittura fonografica.
tutti i segni hanno la connotazione della calligrafia tipicamente “soggettiva”, fatta per essere letta da chi l’ha scritta, e chi la scrive vuol farla solo “vedere” più che farla leggere. la parola perde il “suono” per farsi “visività”. così che tutto è visività. Se non ci si accontenta, se si va oltre il velo della superficie, la “parola” rivela “sentimenti” intimi, diaristici, ma di un diario di cui non si riesce a trovare il soggetto. Ci si trova di fronte a un momento labirintico senza prima e dopo nonostante che la pagina sia organizzata con una struttura dall’apparenza caotica retta invece da un ordine preciso: quelllo della pagina scritta: da sinistra a desta, dall’alto al basso. C’è una simbiosi totale dei segni ottemperata nell’uso rigoroso del segno nero casualmente decorato di colore.
L’apparenza di “pittura” dispiega la propria potenza di scrittura nuova proprio nella lettura attenta dei segni evocatori di una complessa narrazione “aperta”.
I segni ideografici non sono rivelati dalla parola, quanto la parola non è rilevata dai segni ideografici: insieme costruiscono un meccanismo composito di significazione. ma è certo ancora una volta che solo l’insieme di ideografia e fonografia costruisce il messaggio superiore alla narrazione e pittura.

Ugo Carrega, Segnoepoesia, centro culturale d’arte Bellora, Casa editrice Stefanoni Lecco 1987


La continuità dello sguardo artistico di Magdalo Mussio

Catalogo della mostra a cura di Daniela Palazzoli, Osart Gallery Milano 2015 (video)

“Segni ammascherati”

Testo di Giovanna Sandri nel catalogo Charta, Macerata 1997