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Scrittura e anti-scrittura

Sulle forme di collaborazione del proprio lavoro verrebbe la voglia di dire, rubando le parole di altro autore: “…La mia arte e cattiveria preferita è che il mio silenzio abbia appreso a non tradirsi nel tacere.” sarebbe quasi tracotanza dire a quali strade e condizionamenti e contradditori sviamenti il mio lavoro abbia obbedito. Allora tentiamo di pensare ad altro, malgrado tutto quello che può essermi presente o assente.

Parlare di sé, del proprio scadimento, dell’articolarsi della memoria e il contrapporsi ad essa per farne un episodio di felicità: un grafema nero che si affianca a una voce non udibile nel tempo camuffato; un atto che dimentica subito il proprio fare e la felicità ritorna ad essere un nero episodio della memoria di sé. Un’angoscia ambigua che tolga la locazione e la profondità alla parola, spaesarla nella percezione, allontanarla dall’infelicità che la lorda di pesantezza, attribuzioni, ricordi, emblemi, raziocinio acquisito. Si parla di “scrittura” e anche di “anti-scrittura”, del crinale sul quale si opera. Altri ne debbono parlare. Mi sembrano cose lontane. Non saprei.

Quando la balena bianca perse tutti gli attributi simbolici, emblematici, araldico mistici e si fece la lettura di un grande enigma, ci lasciò un sottile residuo di angoscia; ogni nome di fiocinere o parola non poteva essere che scritta sugli avelli pietrificati e lontani dalle fosche sentenze già avvenute.

Magdalo Mussio, dal Catalogo Mostra “Testuale”, Rotonda della Besana, 1979.


Copertina di In Pratica, Lerici Editore

Emilio Villa su In pratica:

ho vissuto tre giorni (e ho da andare avanti) sopra il tuo libro. Assolutamente straordinario, permettimi di dirti perfino inaspettato. Mi pare che sia tra le più distinguibili, le più sincere confidenze che il mito dell’io-corpo abbia scavato nel campo dell’indistinto, che noi coltiviamo. E’ un meraviglioso scandalo, è uno scandalo ipnotico, come un prototipo inesploso, come una perdita a flusso irruente e incessante di materiali verbali rapiti in convulsione verbale, in circolazione verbale, in emissione dell’incessante puro (materiale sferoidale, gastrovascolare, thalamusopticus, fessure corticale emananti, tracciati lenticolari, capsulari, claustrum del numerale, essendo il numero porzione particola dell’assurdo) (solchi dell’alterno inespugnabile) circolemissione a linea perduta del verbale,il miticum verbum disperato e attivo che opera, che evoca che diventa il lato-impulso della sua profondità, del suo infero ingenerato, cioè si manifesta (orphica e pythica epiphania) come puro nitrogeno (che so, lecitina, cerebrina, protassio, sali, magnesio, fosfati). Nei momenti più violenti del tuo squaderno è proprio la tribolazione la siepe spinosa la variante sacrificale della lingua sospesa giusto un attimo prima della propria orbita, e quindi dal tuo flagrante esplodere manuale polsivo, impulsione cubitale ottico lingua fatta di disorbitare, lingua ecco inchiodata al trauma che la genera e che la sacrifica e che la struttifica intorno a quella specie di nucleo perpetuo Leggi tutto