Teatro/Mgm/2

Magdalo Mussio collaborò con Allì Caracciolo e Filippo Mignini alla realizzazione di alcuni spettacoli teatrali ispirati a grandi figure del pensiero non ortodosso: Giordano Bruno, Diogene, Giovanna D’Arco… in queste occasioni Mussio disegnò spazi e oggetti scenico-metafisici che erano tutt’altro che fondali o elementi funzionali, inserendosi come elementi portatori di significato e allusione all’invisibile, a completamento essenziale del lavoro di autore e regista.


Questa sua lettura dello Spaccio Mussio l’aveva data a modo di architetto e pittore, senza parole e tanto meno discorsiva celando in parte la sua idea, che il percorso ora descritto rivela sufficientemente chiara, nell’ombra di immagini e simboli. E anche in questo si è mostrato coerente con l’intenzione prima dello Spaccio. Qui, abbozzare “certi accolti e confusi delineamenti et ombre, come gli pittori”; e prega i lettori, quando si troveranno di fronte a cose che non approveranno o non comprenderanno, che si prenda tutto “per detto (…) indefinitamente, come messo in difficultade, posto in campo, cacciato in teatro; che aspetta di essere esaminato, discusso e messo al paragone: quando si conserterà la musica, si figurare la imagine, s’intesserà la tela, s’inalzerà il tetto”. Così Mussio, silenziosamente, aveva “cacciato in teatro” la sua (non priva di enigmi) idea dello Spaccio e di ciò che in questo veniva evocato.

Filippo Mignini, L’oro e la calcina. Un ricordo o esegesi minima di Magdalo Mussio, da Marginalia, Quodlibet 2016

Consapevoli che la scena è testo anch’essa, ci occupiamo una scrittura che ne visualizzi la cifra filosofica. Il problema che ci poniamo non concerne solo lo spazio ma il luogo. In quale luogo può avvenire un dialogo tra un apprendista filosofo e Sophia, tra un essere umano e un’astrazione, figura incarnata di sapienza filosofica. Un dialogo che, inoltre, attiva visioni di cieli popolati di costellazioni di vizi, prevalsi per mali costumi e malgoverni terreni, e virtù che è necessario vadano a sostituirsi ad essi.

Un luogo né di terra né di cielo, metafisico e fisico, dal quale sia possibile la visione.
Come una torre galileiana, un osservatorio eccezionale, tale luogo deve possedere la potenza evocativa profetica e la praticabilità materiale, perché tale è Filosofia: scienza ed ethos della visione; visione dell’umano nell’infinito dell’essere.

Fu così che “apparve” la struttura: un’immensa forma bianca, materica, sulla quale si stagliano altre porte bianche ad archetto, chiuse. Ma capaci di apertura.

Allì Caracciolo, Racconto. La scena del vuoto, in Marginalia, Quodlibet 2016

Scenografie

Spazi della finzione come sfondi di un’animazione umana che porti in scena l’assurdo e l’estremo, in cui il movimento poggia sulla stabilità geometrica delle forme, nel contrasto/conflitto nasce la finzione scenica.

Lo studio e il lavoro sull’arte della scenografia ha accompagnato Magdalo Mussio fin dai tempi dell’Accademia, in un percorso creativo di cui si trovano tracce lungo tutta la sua densa produzione artistica.

Scenografie realizzate:

Roberto Lerici, Majakovskij e compagni alla rivoluzione d’Ottobre, regia Carlo Quartucci, Teatro Alfieri Torino, 1966
Giordano Bruno, Spaccio de la bestia trionfante, regia Allì Caracciolo, Teatro Lauro Rossi, Macerata, 1992
Johannes Amos Comenius, Diogenes Cynicus Redivivus, a cura della Facoltà di Filosofia, regia Allì Caracciolo, teatro Lauro Rossi, Macerata, 1992
Allì Caracciolo, Santa Giovanna la pazza, regia Allì Caracciolo, Teatro Lauro Rossi, Macerata, 1995